Durc e Uniemens: casi pratici e sentenze più recenti

DURC E UNIEMENS

Una questione annosa dibattuta negli anni dalla giurisprudenza è la regolarità contributiva a fronte del mancato invio di denunce Uniemens da parte delle aziende.

La complessità degli adempimenti contributivi può portare a errori di calcolo, e di versamento, e non sempre il flusso informativo nei confronti dell’istituto previdenziale consente di individuare ed emendare eventuali errori.

La conseguenza è il mancato rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), notoriamente indispensabile negli appalti pubblici e per i pagamenti della pubblica amministrazione, oltre che per usufruire di benefici e sgravi contributivi.

La mancanza di questo documento può quindi avere effetti significativamente dannosi per l’attività aziendale.

Questo tema è stato dunque affrontato e risolto da 4 sentenze emesse a seguito di giudizi tra l’Istituto e le aziende che hanno presentato ricorso.

 

LE SENTENZE DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO

Le sentenze della Corte d’Appello di Milano, n. 1158 del 23 novembre 2021 e n. 1465 del 30 novembre 2021 offrono una visione nitida e coerente di cosa debba intendersi per regolarità contributiva.

L’inps riteneva la società oggetto delle controversie irregolare nonostante avesse versato correttamente e nei termini quanto previsto. Per l’istituto, infatti, l’irregolarità formale per l’inadempimento si rifletteva sulla regolarità contributiva con l’effetto che l’Inps pretendeva di recuperare gli esoneri contributivi goduti negli anni.

La circostanza che tale misura non fosse testualmente descritta da alcuna disposizione non frenava le richieste dell’Inps. I giudici, tuttavia, sentenziavano che ove l’impresa incorra in mere irregolarità formali correlate ad errori commessi nella presentazione delle denunce contributive, nulla osti al rilascio del documento di regolarità contributiva.

Poiché non esiste una disposizione di legge che esplicitamente ricolleghi al mero ritardo nella presentazione della denuncia Uniemens alle scadenze di legge – piuttosto che al successivo invito alla regolarizzazione nei 15 giorni emesso da Inps – l’accertamento di una irregolarità contributiva sostanziale, a cui far conseguire la decadenza dagli sgravi contributivi.

Prima del gennaio 2015, quando vigeva il Decreto del 2007 che allora disciplinava il DURC, l’Istituto poteva annoverare tra le ragioni di irregolarità contributiva anche le omesse e tardive denunce. Successivamente a tale momento, questa opzione non veniva più presa in considerazione dall’ordinamento.

Infatti, l’articolo 3 del D.M. 30.1.2015 chiarisce che vengono a essere considerati regolari unicamente quanti passino il vaglio sostanziale relativo ai previsti versamenti (“La verifica della regolarità in tempo reale riguarda i pagamenti dovuti dall’impresa”), nonché coloro che versano in situazioni ritenute equipollenti.

Una delucidazione precisa e incontrovertibile che riesce a superare d’un tratto le ancora praticate ricostruzioni amministrative. Essa porta a compimento una lenta presa d’atto della disciplina del DURC che già aveva conosciuto consapevoli precedenti presso i Giudici di merito (cfr. Tribunale di Roma, sentenza n. 1490/2019; Tribunale di Milano, sentenza n. 5/2019).

A distanza di pochi giorni, la medesima Corte d’Appello di Milano ribadiva il quadro giuridico già fatto proprio dalla sentenza n. 1158/2021, anzi lo completava con argomentazioni favorevoli al contribuente seguendo l’orientamento della Corte di Cassazione, sentenza n. 5825/2021. Tale verdetto, in materia di DURC, non permette l’esercizio di poteri liberi e discrezionali da parte degli Istituti che sono chiamati esclusivamente a “verificare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti normativamente previsti nello svolgimento di una attività vincolata, di carattere meramente ricognitivo, della cui natura partecipa anche il giudizio tecnico concernente la verifica di cause che non siano ostative al suo rilascio”.

Per cui, per inadempimenti formali, come per qualunque altra ragione, il diniego del DURC e il recupero di contribuzione non possono dirsi affatto ammessi, se non nei ristretti limiti di ciò che per legge e regolamento viene stabilito.

 

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI ROMA

Anche il Tribunale di Roma, con sentenza n. 66 dell’11 marzo 2022, si è pronunciato in materia di recupero delle agevolazioni contributive da parte dell’INPS ai sensi dell’art. 1, comma 1175, legge n. 296/2006.

Nel caso affrontato, l’Inps emetteva invito a regolarizzare e note di rettifica in conseguenza di un errore relativo all’invio di flussi Uniemens da parte di una Società, la quale – tuttavia – aveva regolarmente proceduto ai versamenti contributivi. Inoltre, le agevolazioni revocate erano state fruite in un periodo precedente a quando l’Istituto aveva rilevato l’irregolarità.

La sentenza citata ha affermato due importanti principi:

1) l’Inps non può revocare le agevolazioni in presenza di irregolarità formali, essendo rilevante ai fini del rilascio del DURC esclusivamente la regolarità sostanziale (ossia il corretto versamento dei contributi);

2) l’Inps non può procedere alla revoca “retroattiva” delle agevolazioni fruite prima che si verificasse l’irregolarità contributiva.

 

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI PAVIA

Sulla stessa falsariga il Tribunale di Pavia con sentenza del 23 marzo 2022 affrontava il caso di un’azienda che aveva presentato in ritardo di soli due mesi la denuncia contributiva mensile di giugno 2018 e presentato tempestivamente la denuncia contributiva dei mesi di luglio e settembre 2018.

L’azienda aveva poi effettuato il pagamento dei contributi dovuti in ritardo di circa un anno.

L’Inps ha applicato le sanzioni per evasione a tutti i pagamenti, respingendo anche la richiesta del Consulente del Lavoro che aveva presentato ricorso amministrativo.

Nel corso del giudizio l’Inps ha ribadito la sua posizione e ha altresì contestato di aver ricevuto tempestivamente le denunce di luglio e settembre.

L’azienda ha sostenuto l’applicabilità in tutti e tre i casi delle sanzioni per omissione, avendo essa presentato tempestivamente tutte le denunce tranne una, e dovendosi ritenere il ritardo di appena due mesi non tale da perfezionare l’ipotesi di evasione.

Il Giudice ha parzialmente accolto il ricorso in opposizione proposto dall’azienda, ritenendo applicabili le sanzioni per omissione ai mesi con denuncia tempestiva e quelle per evasione alla denuncia presentata in ritardo.

 

LA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI VENEZIA

Infine, la pronuncia n. 92/2022 della Corte d’Appello di Venezia, ricorda come, una volta che sia provata l’involontarietà degli inadempimenti, dai tardivi versamenti devono sempre conseguire le più lievi sanzioni civili per cd. Omissione

 

 

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